L’intervista professionale: ascoltare per capire

pubblicato mercoledì 17 ottobre 2007 da Gianni Solfrini

“Voglio lavorare nel Nonprofit.” “Voglio trovare lavoro nel sociale.” “Voglio entrare nella cooperazione allo sviluppo.” “Voglio occuparmi di cultura e arte.”

“Ma cosa posso andare a fare? Che tipo di lavoro posso cercare? Con la mia preparazione, per cosa posso presentarmi?”

Un importante strumento di orientamento professionale, di comprensione di una professione o di un settore è l’intervista al professionista o all’esperto di settore. Per meglio comprendere in quale direzione mirare la ricerca di impiego può tornare utile cercare di capire, dalla viva voce di chi ricopre (o ha ricoperto) il ruolo che potrebbe coincidere col proprio futuro lavorativo, quali siano compiti, responsabilità, ritmi di lavoro e competenze richieste caratterizzanti la posizione.

L’intervista professionale è un breve colloquio che consente di raccogliere informazioni di prima mano sul settore, sulla professione e sulla Organizzazione Nonprofit. L’esperto può essere contattato o direttamente in azienda (modalità di approccio da utilizzarsi solo per profili posizionati a livello medio-alto all’interno della funzione aziendale) – “Vorrei parlare con chi si occupa di…” – o tramite l’intermediazione di amici, conoscenti e parenti che fungano da tramite. Per ottenere un colloquio è necessario contattare telefonicamente la persona che si vuole intervistare. E’ tassativo da subito rassicurare il nostro interlocutore su alcune questioni. Innanzitutto bisogna mostrare di comprendere quanto l’esperto sia impegnato (con frasi del tipo “Capisco che lei ha sempre poco tempo…”). Successivamente bisogna far riferimento al “ponte” che permette la comunicazione (la comune conoscenza del settore, dell’azienda o di una persona, il riferimento ad un precedente incontro all’interno di un convegno, career day o job meeting). Altre rassicurazioni che si devono fornire al professionista sono: che non si parlerà di cose noiose (la discussione verterà su temi interessanti per entrambi), che non si perderà tempo inutilmente (annunciare da subito la brevità dell’incontro che avverrà), che non si chiederà lavoro (bensì consigli, suggerimenti e delucidazioni) e che si parlerà dell’interessato (cioè che l’esperto avrà la possibilità di parlare della propria esperienza, della propria carriera, della propria formazione, delle proprie quotidiane soddisfazioni e dei propri malumori, …). Può capitare, se si ha gestito in modo esemplare l’intervista, che l’esperto, al termine del colloquio, offra una chance di inserimento. In questo caso è bene non accettare o rifiutare immediatamente: se si accettasse subito si dimostrerebbe ansia ed eccessiva impulsività, se si rifiutasse istintivamente si dimostrerebbe mancanza di reale interesse per l’azienda. In tali frangenti, quindi, non si deve tirar fuori il curriculum vitae (ma non si doveva solo raccogliere informazioni?), ma dimostrare sorpresa e ringraziare calorosamente (comunicando l’intenzione di riflettere sulla proposta e di rispondere a breve). Ad ogni modo, in un secondo momento bisogna spedire una nota di ringraziamento (indicando in calce i propri contatti) confortando sull’importanza e sulla qualità degli argomenti su cui si è dialogato. Più frequentemente l’intervistato fornisce altri nomi da contattare (verso i quali è possibile somministrare interviste, fin quando non si avrà raggiunto un soddisfacente grado di conoscenza della professione).

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