Intervista a Michelangelo Carozzi: fundraiser al Ghislierimusica

pubblicato lunedì 18 febbraio 2008 da Gianni Solfrini

Credere nelle proprie idee, essere convinti di essere protagonista del cambiamento, avere pazienza…ecco i suggerimenti di Michelangelo Carozzi, fundraiser a Ghislierimusica, per chi vuole intraprendere la strada del fund raising.

  • Che lavoro fa e dove?

Collaboro presso Ghislierimusica a seguito di uno stage di raccolta fondi presso l’Università di Bologna. La mia attività ha come principale scopo quello di raccogliere fondi per il gruppo musicale residente del Collegio Ghislieri.

 

  • Cosa le piace di più del suo lavoro?

L’elemento interessante del mio lavoro è che si è a contatto con molte persone e questo ti fa scoprire realtà a te sconosciute o che hai soltanto sentito parlare. Mi interessa molto costruire relazioni tra mondi apparentemente diversi o apparentemente non comunicabili tra loro e farli lavorare insieme. La musica, tra l’altro, è un ottimo momento e strumento di dialogo.

 

  • Cosa le piace meno del suo lavoro?

La raccolta fondi è un lavoro molto bello ma assai complesso che vede, a mio parere, nel gioco di squadra una delle chiavi di successo. Da soli “nun ce la si fa” diceva qualcuno!

Costruire la “squadra” non è cosa facile, soprattutto quando il successo nel lavoro viene festeggiato più come individualità che come l’interazione tra persone. I motivi sono tanti e fanno, principalmente parte di una cultura del lavoro molto latina. Si ha paura a mostrare i propri sbagli, si ha l’orgoglio personale di mostrare i propri successi senza avere il coraggio di dire che gli sbagli come i successi, fanno inevitabilmente parte di un lavoro d’insieme. Quindi diffondere questa cultura non è facile e alle volte si fa molta più fatica di quello che si pensa.

 

  • Mi può raccontare la sua storia professionale e come è arrivato/a all’attuale posizione di lavoro?

Come del resto tutte le cose che ho fatto nella mia vita, penso di aver raggiunto l’attuale posizione di lavoro ancora una volta per caso. Un piano c’è sempre nella mia testa, ma una volta imboccato lo interrogo molto poco. Più che analizzare giorno per giorno il punto esatto in cui sono arrivato della mia carriera lavorativa la mia attenzione è rivolta all’esperienza che sto vivendo e ciò che mi stà dando. Ogni tanto mi volto indietro e mi interrogo sulla strada percorsa, di solito quando capita è il segnale che desidero cambiare di nuovo.

 

  • Che qualità personali e che carattere bisogna possedere per svolgere la sua professione?

Penso che le qualità personali siano fondamentalmente tre: capacità di ascolto, capacità di proposte concrete, curiosità di conoscere cose nuove. Il carattere personale è importante ma credo che questo lavoro è fatto di molta esperienza sul “campo”.

 

  • Che consigli darebbe ad una persona che vuole svolgere la sua professione?

Consigli pochi. Quello che mi sento di dire è che bisogna avere una discreta capacità di osservazione, avere voglia di condividere con altri le tue esperienze, le tue idee e non aver paura di poterle esprimere per timore che ti vengano “rubate”. Infine tre suggerimenti: avere pazienza, credere nella proprie idee, essere convinti di essere protagonista del cambiamento.

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Un Commento

  1. Marco Caravaggi dice:

    Grande Michelangelo, sei riuscito a mettere in evidenza un concetto molto importante, quello del lavoro di squadra.Penso che nel mondo del non profit sia più che mai indispensabile riuscire ad individuare le capacità dei singoli e coordinarle in modo che rendano al meglio. un altro elemento fondamentale è il costante confronto perchè solo attraverso di esso si progredisce.

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