Intervista a Sandra Faedi: Responsabile del personale della Coop. Soc. C.C.I.L.S.

pubblicato mercoledì 16 luglio 2008 da Gianni Solfrini

Il nonprofit: per Sandra Faedi, Responsabile del personale alla
Coop. Soc. C.C.I.L.S. di Cesenatico, è un lavoro...ma anche una scuola di vita!



Cosa le piace di più del suo lavoro?
Ci sono tante cose che amo nel mio lavoro, ma la cosa che più mi stimola è
il contatto quotidiano che ho con i soci lavoratori della cooperativa. Non
solo con loro ma anche con gli enti pubblici e i diversi committenti della
cooperativa.
Cosa le piace meno del suo lavoro?
Ricopro il ruolo di Responsabile del personale e questo spesso mi porta a
dover prendere provvedimenti disciplinari, dopo aver sentito il CDA, che
possono essere visti pesanti da parte dei soci lavoratori. Non è facile far
capire a loro che se c'è un regolamento è perché deve essere rispettato.
 
Mi può raccontare la sua storia professionale e come è
arrivato all’attuale posizione di lavoro?
Mi sono diplomata al liceo classico a Cesena. Poi ho scelto di iscrivermi a
Economia e commercio. Durante il periodo universitario mi sono impegnata
attivamente in facoltà. Sono stata prima consigliere e poi Presidente di una
Associazione studentesca. Ho lavorato per il centro statistico
dell’Università di Bologna. Dopo la laurea ho fatto diversi lavori prima di
capire quale era la strada che volevo intraprendere seriamente. Oggi sono
Responsabile del personale e devo ancora crescere nel mio ruolo.


Che qualità personali e che carattere bisogna possedere
per svolgere la sua professione?
Certamente per fare questo lavoro ci vuole una grande sensibilità, non
soltanto per il ruolo che ho, ma soprattutto per l’ambiente in cui lavoro.
Lavoro a contatto con persone diversamente abili, con stranieri, con persone
invalide. E’ necessario anche utilizzare un linguaggio che sia semplice
soprattutto con gli stranieri, cercare di farli capire le cose non è
semplice. Bisogna essere sensibili, ma essere fermi sulle decisioni che si
prendono. 
 
Che consigli darebbe ad una persona che vuole svolgere la
sua professione?
Si deve essere portati veramente per lavorare nel settore del nonprofit. A
volte ci sono persone che ti fanno perdere facilmente la pazienza per
diversi motivi. Però questi momenti non devono scoraggiare perché ci sono
altrettanti momenti stimolanti. Almeno per me è così. Quando sono in mezzo a
loro mi rendo conto che i miei problemi quotidiani in confronto a quelli
loro sono niente. E’ una scuola di vita questo ambiente lavorativo.
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Un Commento

  1. Grazia Piccoli dice:

    Ammiro molto questa donna identificandomi in essa,ma vivendo nella frustrazione costante del fatto di essere da un anno in un’azienda che chiama me responsabile del personale, ma mi relega a compiti di “tappa buchi” lì dove iltitolare non arriva. Quindi in una costante conoscenza parziale delle persone rispetto alle quali non ho possibilità di essere ascoltata poichè, pur essendo ormai anche Counselor, la mia laurea, presa ormai da due anni, viene non vista come un valore aggiunto,ma semplicemente un sussidio cui scaricare la responsabilità dei licenziamenti. Tristemente..saluto..e continuo in attesa di trovare qualcosa di aziendalmente più serio

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