Investire nel “personale”, nel marketing, nella finanza e nel fisco: parola di Giulio D’Imperio

pubblicato giovedì 23 ottobre 2008 da Gianni Solfrini

Giulio D’Imperio, tra i maggiori pensatori e consulenti italiani nella funzione risorse umane (con particolare riguardo alla contrattualistica), parla a Nonprofit Lavoro del suo contributo al Terzo Settore.

Il nonprofit italiano è in salute? Lo chiediamo a Giulio D’Imperio

Che professione svolge? 

Attualmente sono un consulente del lavoro ed un docente universitario presso l’Università telematica Marconi dove insegno diritto del lavoro comunitario ed internazionale. La mia attività  si esplicita non solo nello svolgere consulenza pura riorganizzativi nell’ambito delle risorse umane in modo particolare per quanto attiene la contrattualistica. Dal 2005 sono consulente in materia di lavoro ed  organizzazione per il CSV San Nicola di Bari presso la sede di Andria. Inoltre ho scritto 17 testi sul rapporto di lavoro tra cui alcuni di interesse del terzo settore.

In che modo aiuta le aziende nonprofit?

Le aziende non profit cerco di aiutarle come meglio posso, intervenendo nella mailing list di lista etica, scrivendo articoli e rispondendo a quesiti sul settimanale Vita, partecipando come relatore a convegni e come docente a corsi e seminari sul rapporto di lavoro nel terzo settore, etc. Inoltre non vorrei che si dimenticasse il mio lavoro “Il protocollo di riforma del lavoro nel terzo settore” che per molti è stato ritenuto all’epoca un lavoro innovativo, ma per chi avrebbe potuto dargli un impulso decisivo per l’eventuale discussione ed applicazione è stato ritenuto sì un buon lavoro, ma aveva come difetto quello di sconvolgere equilibri ormai raggiunti. Sicuramente il mio rammarico è quello di non essere riuscito ad ottenere una docenza universitaria presso atenei che hanno percorsi di laurea nell’ambito del terzo settore.

Quali sono gli aspetti del nonprofit italiano che potrebbero essere migliorati?

Sicuramente tanti. Intanto per far decollare il terzo settore dovrebbe sparire l’inquinamento politico, che secondo me tarpa le ali a tale settore impedendogli di crescere qualitativamente in maniera significativa. Quando parlo di crescita qualitativa intendo dire che è necessario per le aziende del terzo settore strutturarsi con persone competenti e preparate nei tre settori strategici di una azienda: ufficio del personale, marketing, finanza e fisco. Purtroppo invece le aziende del terzo settore non hanno la possibilità o la volontà di avere nel proprio ambito tali figure, e quando le trovano non sono in grado di fidelizzarle con retribuzioni e contratti adeguati.

Che consigli darebbe ad una persona che vuole intraprendere un percorso professionale come il suo?

Sicuramente avere pazienza e non pensare di potersi arricchire seguendo aziende del terzo settore. Inoltre lavorare con umiltà, convinzione e passione. Prima o poi i risultati arriveranno.

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