Il Fundraiser è una figura professionale sempre più ricercata dal nonprofit.
Questa sempre più evidente esigenza da parte del Terzo Settore è testimoniata dal crescente numero di ricerche pubblicate su Vita Lavoro, dal crescente numero di piccole organizzazioni (e di grandi aziende, per un supporto nel “consolidamento”) che si rivolgono a consulenti, dalla sempre più elevata quantità di ONP che vengono sensibilizzate ad una corretta strategia da aspiranti fundraiser.
In Italia sono ancora poche le organizzazioni che svolgono un’attività di raccolta fondi in maniera sistematica (con una strategia e un metodo): verso queste realtà ci si può proporre facendo ricorso a canali ormai istituzionalizzati di reclutamento.
Verso le piccole/medie realtà che non hanno ancora adottato un “metodo”, è bene sviluppare un atteggiamento propositivo e presentarsi con un progetto da poter realizzare all’interno dell’organizzazione (è sempre positivo essere identificati come portatori di un valore, più che come persone in cerca di un “posto”).
Ma chi vuole specializzarsi nel fund raising, quali accorgimenti dovrebbe adottare nella scelta di un percorso post-laurea? Se si dovessero riassumere i numerosi criteri di selezione di un Master a due, si potrebbe affermare che un percorso formativo dovrebbe fornire le seguenti possibilità:
- formare sulla strategia e sulle tecniche (anche attraverso il ricorso a “casi reali” e testimonianze)
- permettere la costruzione di un network di conoscenze (lo strumento più potente per inserirsi e permanere nel mercato del lavoro)
