Cercare lavoro nel nonprofit in tempo di crisi

pubblicato martedì 10 marzo 2009 da Gianni Solfrini

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E crisi è… evidente… nel profit, così come nel nonprofit.

Calo di produzione, di commissioni, … di finanziamenti al nonprofit!

In questa situazione, quale atteggiamento può pagare di più nella ricerca del lavoro?

In periodi in cui si moltiplicano le possibilità occupazionali reclamizzate (evidenti sui siti delle organizzazioni o sui portali di intermediazione domanda/offerta di lavoro), la tradizionale candidatura (la risposta agli annunci o l’autocandidatura con l’invio del proprio curriculum vitae) ha maggiori possibilità di successo.

Ma quando le offerte di lavoro pubblicizzate scarseggiano (anche come effetto della diminuzione del “giro d’affari” e della fiducia sull’andamento futuro dell’economia), come ci si può presentare alle aziende nonprofit?

In “tempo di crisi”, l’atteggiamento che si dovrebbe adottare nella ricerca del lavoro appare simile a quello che caratterizza il consulente alla ricerca di clienti. Proporsi come persona in cerca di lavoro (in modo classico, cioè contattando l’azienda con l’invio della candidatura), in questo momento, produce, quasi sempre, risposte del tipo “non siamo alla ricerca di collaboratori”, “non ci sono posizioni aperte”, …

In questo particolare momento, poche aziende sono disposte ad investire su un collaboratore a tempo pieno. Molto più produttiva, per non rischiare di rimanere completamente fuori dal “mercato”, entrare in contatto con l’organizzazione esattemente come farebbe un buon consulente (intenzionato a proporre un servizio).

Un buon iter da seguire potrebbe essere descritto come segue:

1) individuare l’azienda con la quale si vorrebbe lavorare

2) analizzare l’azienda (prevalentemente dal sito internet, da informazioni sui motori di ricerca, …) per comprendere quale contributo professionale è possibile fornire

3) contattere telefonicamente l’organizzazione domandando il nome della persona con la quale interagire

4) scrivere al referente aziendale, chiedendo un appuntamento per “comprendere come sia possibile ipotizzare un mio contributo nel …”

In sostanza, il comportamento che, in questo momento, sembra “pagare” maggiormente, è proporre all’azienda un contributo, un’idea, una soluzione di un problema. Si deve cercare di “strappare” all’organizzazione la possibilità di essere messi alla prova (anche solo su un piccolo progetto/iniziativa), mostrando di poter portare valore. Le organizzazioni nonprofit, in questo particolare momento, vogliono persone con idee e contributi (non, dichiaratamente, in cerca di un posto).

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