Cosa significa essere un fundraiser? Quali qualità e tratti caratteriali bisogna possedere per svolgere al meglio questa professione? Marilena Albanese, oggi in redazione, ci fornisce una testimonianza fondamentale per comprendere una professione che, in Italia, è sempre più strategica per le organizzazioni nonprofit.
Che lavoro fa e dove?
Sono una fundraiser e lavoro per UNHCR, United Nations High Commissioner for Refugees. All’interno del Private Sector Fund Raising di UNHCR Italia sono responsabile dell’area Key Donors, che comprende lo sviluppo e l’implementazione delle attività di Fundraising con Major Donors, aziende e fondazioni.
Ci descrive l’organizzazione in cui lavora?
L’UNHCR è un’agenzia delle Nazioni Unite frontline la cui mission è quella di proteggere oltre 30 milioni di persone nel mondo. L’organizzazione fornisce protezione internazionale e assistenza materiale ai rifugiati e agli sfollati, persone costrette a lasciare la propria casa, i propri familiari, i propri amici e la propria terra a causa di guerre, conflitti e persecuzioni di ogni genere. L’UNHCR persegue soluzioni durevoli alla loro drammatica condizione offrendo ai rifugiati e agli sfollati una nuova “casa” per garantire loro la possibilità di essere al sicuro e di pensare ad un futuro dignitoso. In tutto il mondo sono 116 i paesi in cui l’agenzia è impegnata con numerosi progetti.
Ci può spiegare meglio la sua professione? In cosa consiste?
Per quanto mi riguarda e per quello che è stato il mio percorso professionale, essere una fundraiser significa prima di tutto credere fermamente nella buona causa di un’organizzazione umanitaria, essere consapevole dell’eticità dell’organizzazione per la quale si lavora e portarne avanti la mission con professionalità, passione, entusiasmo e determinazione.
Le caratteristiche fondamentali di questa professione sono una grande attitudine alla relazione interpersonale, proattività, creatività, attitudine alla risoluzione dei problemi e forte capacità di adattamento.
Importanti inoltre la capacità di ascolto, di mediazione e una buona dose di pazienza nello sviluppo dei progetti, che richiedono anche molti mesi di negoziazione prima di prendere forma.
In Italia è davvero complesso definirsi una fundraiser. Nel resto del mondo, dove questa disciplina economica è consolidata da molti anni, è davvero semplice incontrare delle persone e dichiarare il lavoro che si svolge.
Ho scelto di applicare le conoscenze economiche all’interno del Terzo Settore perché lo ritengo una leva molto importante nell’ambito del tessuto economico e sociale.
In Italia questo campo risulta ancora molto frammentato ed è difficile poter riconoscere e valorizzare i professionisti che vi operano. In tal senso i Master e le specializzazioni in ambito socio-economico e relativi alla disciplina del Fundraising assumono un ruolo indispensabile.
Cosa le piace di più del suo lavoro?
L’organizzazione e la gestione degli incontri con i Donors già acquisiti e quelli potenziali. Quando parlo di Donors intendo tutte quelle persone, aziende, fondazioni, enti, governi che hanno deciso di sostenere la mission di un’organizzazione o che potrebbero decidere di farlo. Nel corso degli anni, ho incontrato persone davvero di grande spessore, che si sono lasciate coinvolgere nel supporto alla mission delle diverse organizzazioni per cui ho lavorato.
Cosa le piace di meno del suo lavoro?
Devo confessare che sono davvero fortunata, perché svolgo il mio lavoro con passione. Trovo che la passione nel lavoro sia importante. Trascorriamo fin troppe ore della nostra vita dinanzi ad un computer ed io ho scelto di intraprendere qualcosa che mi stimolasse e mi rendesse soddisfatta della mia giornata lavorativa.
Forse la parte più complessa e faticosa consiste in tutta la gestione operativa delle iniziative di Fundraising. Spesso molte persone pensano che l’attività sia semplicemente caratterizzata da strategia e reports, mentre il fundraising comporta anche molta operatività.
Mi può raccontare la sua storia professionale e come è arrivata all’attuale posizione?
Ho scelto di iniziare questo lavoro quando in Italia parlare di Fundraising suonava davvero molto strano. Ancor prima di laurearmi in economia e commercio, e subito dopo aver conseguito la laurea, ho lavorato in banca. Questo tipo di lavoro non mi affascinava particolarmente, fatta eccezione per la parte che riguardava le operazioni di front office. Così ho cercato di capire se potevo fare altro nella mia vita professionale.
Sono vissuta nel contesto delle imprese sociali, grazie anche alle informazioni che condividevo con mia madre, che appartiene a quel mondo e conoscevo riviste del settore, come per esempio Vita non profit magazine. Ho iniziato ad interessarmi di Fundraising leggendo qualche testo sull’argomento (ndr Valerio Melandri). Poi ho incontrato sul mio percorso la Scuola di Fundraising di Bertinoro e Beatrice Lentati, una delle pioniere del fundraising in Italia. Grazie a lei ho conosciuto il Cesvi di Bergamo, un’organizzazione seria e pragmatica che ha intuito da subito il grande valore aggiunto che avrebbe potuto apportare il Fundraising oltre ai fondi provenienti dal governo italiano o dall’Unione Europea. L’esperienza in Cesvi è stata davvero significativa e ho seguito diverse aree di lavoro. Sono stati molto rilevanti la relazione con i donatori dell’organizzazione e la gestione di progetti specifici quali ad esempio la strategia per lo start up dell’area di ricerca volontari dediti all’attività di fundraising su tutto il territorio nazionale.
In seguito ho lavorato per il WWF Italia, affiancando la direzione marketing per la Promozione Soci, la fidelizzazione dei soci e l’acquisizione di nuovi donatori. La mission del WWF e le meravigliose Oasi presenti in Italia sono un patrimonio che i Soci WWF sanno tutelare con grande generosità.
Dalla fine del 2007 lavoro nel team Italia del Private Sector Fund Raising UNHCR. Il contesto internazionale è davvero motivante e ed è stimolante il confronto con i colleghi di tutto il mondo al fine di collaborare per la realizzazione di progetti di Fundraising.
In particolare per l’area Key Donors, e soprattutto per la sfera di relazione con le aziende, è stato rilevante per me sviluppare e implementare l’attività partendo dalla Corporate Social Responsibility e dall’importanza dei dieci principi del Global Compact delle Nazioni Unite. Un lavoro complesso per lo start up di Corporate Partnerships innovative e rilevante al fine di superare il concetto di semplice donazione filantropica nei rapporti tra Organizzazioni non profit e aziende.
Che qualità personali e che carattere bisogna avere per svolgere la sua professione?
Come accade per tutti i lavori, penso che la flessibilità sia la caratteristica fondamentale per essere vincenti oggi sul mercato del lavoro. Inoltre è necessaria una forte capacità di adattamento: spesso le organizzazioni non profit, nazionali e non, sono carenti dal punto di vista organizzativo. A queste caratteristiche, occorre aggiungere un’ottima preparazione professionale e l’aggiornamento continuo in ambito economico, nell’area marketing e fundraising, e in generale sulla mission e sui progetti della propria organizzazione. In questa professione, un atteggiamento di grande prottività e il desiderio di fare la differenza con il proprio lavoro nell’ambito dell’economia sociale rappresentano le qualità migliori.
Che consigli darebbe ad una persona che vuole svolgere la sua professione?
Dare consigli rappresenta sempre una questione delicata e di grande responsabilità, tuttavia suggerisco a chi desidera avvicinarsi al mondo del Fundraising di non spaventarsi dinanzi alle prime difficoltà e alla mole di operatività che questa disciplina comporta. Inoltre, poiché io l’ho fatto in prima persona, mi sento di incoraggiare i giovani a studiare, informarsi e appassionarsi al Fundraising anche lasciando un lavoro di tipo tradizionale.
Poiché lavoro in un contesto internazionale, suggerisco ai giovani di fare esperienze significative nei paesi dove la disciplina è attiva da moltissimi anni come per esempio negli Stati Uniti, in Canada e in Inghilterra. Un’ultima cosa. Un particolare ringraziamento a chi, come lei, sensibilizza altre persone sulla conoscenza della disciplina del Fundraising e sulle grandi opportunità che essa può offrire alle organizzazioni non profit in ambito nazionale ed internazionale.

